Lodovico Bellè
Alla ricerca di un nuovo linguaggio attraverso: spazio, segno e colore.
2017
Le opere esposte da Antonio Carbone, Lucia Di Miceli, Salvatore Giunta e Giuseppe Ponzio alla Galleria Arianna Sartori di Mantova in occasione della mostra SpazioSegnoColore, pur nella loro apparente eterogeneità (che spazia dal rigore dell’astrattismo geometrico, ad una caotica forma di scritto-pittura archetipica), sono accomunate da un’evidente ricerca nel concepire lo spazio, il segno e il colore come i tre elementi chiave su cui incentrare una nuova forma di linguaggio artistico.
Infatti attraverso i netti contrasti cromatici, l’alternanza di pieni e di vuoti, la sovrapposizione dei piani, l’apparentemente caotica moltiplicazione dei segni e la polimatericità delle opere scelte, ogni elemento che le compone incarna un proprio significato specifico che non può essere decodificato attraverso la realtà esterna ma ne costituisce una propria, comunicandola direttamente ai sensi e alla psiche dell’osservatore.
In quest’ottica le forme geometriche sembrano disporsi nello spazio visivo, seguendo dinamiche concettuali (oltre che estetiche) che le portano a sovrapporsi, affiancarsi, e delimitarsi con prospettive sempre diverse; i segni si diffondono sulla superficie delle opere come spinti da una propria energia vitale, formando - in alcuni casi - una sorta di atavico ed indecifrabile alfabeto, composto da misteriosi simboli e fittissime trame.
Questa comune ricerca di un nuovo linguaggio artistico - liberamente interpretato nella video-performance (presentata alla mostra) ἐξαίφνης come rivelazione istantanea di una realtà atopica - nasce dal fruttuoso incontro dei quattro autori nell’ambito dell’associazione culturale romana Artefuoricentro, rispecchiandone le rispettive esperienze ed i singoli percorsi artistici e professionali:
Salvatore Giunta, si è dedicato contemporaneamente all’insegnamento e alla carriera di pittore e scultore (esordendo nel 1969 con la personale Prospetti, al Palazzo delle Esposizioni di Roma), articolando piani e volumi, confrontandosi con lo spazio e giungendo ad espressioni minimali. Giunta si è, inoltre, occupato di scenografia teatrale e di cinematografia sperimentale, spaziando anche nel campo della video-animazione e generando vere e proprie orchestrazioni di segni.
Invece la produzione artistica di Giuseppe Ponzio riflette, in larga misura, la sua esperienza professionale di architetto, in una ricerca che vede il segno e la traccia come espressioni originarie nel definire lo spazio e la trasmissione. Il suo interesse per il segno lo ha portato a praticare lo “shodo” (calligrafia orientale), in cui intravede il nucleo che unisce rigore e disciplina alla libertà d’espressione. Ponzio ha, inoltre, partecipato ad alcune mostre nell’ambito del Libro d’artista e a Tokio per la calligrafia.
Lucia Di Miceli, dopo aver lavorato nel campo dell’architettura di interni, ha iniziato ad esporre in mostre collettive in tutta Italia. Il suo lavoro, nel tempo, è gradualmente passato dal figurativo all’astratto, esprimendosi attraverso linee, superfici e colori essenziali. Le sue opere seguono, sempre più, schemi geometrici rigorosi che affondano le radici negli studi di De Stijl e Bauhaus. La sua più recente ricerca si articola attraverso la costruzione di volumi costituiti da superfici che, differentemente disposte, ricreano architetture immaginarie, in cui l’uso di pochi colori puri richiama l’astrattismo concreto.
Inizialmente anche la produzione artistica di Antonio Carbone, si ispirava al realismo meridionalista, per poi spostarsi verso l’espressionismo astratto, l’arte concettuale e la poesia visiva. La sua attuale ricerca si concentra su segno, scrittura e alfabeti, in una trasmutazione di significati e significanti che portano a composizioni di equilibrio estetico ed artistico, in una sorta di “ipertesto” delle scritture (senza un significato semantico) che diventa immagine. Carbone realizza anche sculture a cera, istallazioni e lavori calcografici, utilizzando materiali diversi: piombo, zinco e plexiglas.